Intervista con il Dott. Mario Braga il nuovo direttore dell'Agenzia regionale di sanità della Toscana. Precedentemente, presso l’AGENAS era il Coordinatore del Programma Nazionale Esiti e dei sistemi di valutazione delle performance assistenziali, responsabile dello sviluppo e della realizzazione di sistemi di monitoraggio e di valutazione delle performance a livello nazionale. Collaborava alla valutazione dei modelli assistenziali in ambito ospedaliera e territoriale e alla loro sostenibilità e trasferibilità ed era’ responsabile di diversi progetti di ricerca sui Servizi Sanitari a livello nazionale e internazionale.

Q: Troppo spesso pratiche di eccellenza vengono poco applicate o sono poco conosciute. Quali sono gli ostacoli principali? Come AGENAS agevola i processi di scalabilità delle Buone Pratiche (sia italiane che europee) che abbiano evidenze scientifiche e impatti economici positivi verso altre regioni italiane?
A: L’ostacolo principale al trasferimento di buone pratiche, sia in Italia che in Europa, è la frammentazione. Questa problematica si osserva in Italia, in particolare, per quanto riguarda l’organizzazione e gestione dei sistemi sanitari, che vede le regioni avere autonomia in materia.
È infatti presente un ottimo livello di conoscenze su buone pratiche ed interventi, tra cui anche esperienze hanno ottenuto buoni risultati. L’aspetto critico riguarda l’eterogeneità presente a livello delle regioni italiane, che non permette il confronto delle esperienze sulla base di popolazioni, strumenti e metodi di valutazione omogenei.
Questa frammentazione è evidente a livello nazionale anche per quanto riguarda la definizione della fragilità, per la quale non c’è un consenso su uno strumento unico, non tanto a livello clinico, ma utilizzabile a livello gestionale. Questa mancanza rende difficile l’attuazione di un sistema di monitoraggio a livello nazionale e la promozione di interventi che abbiano una scalabilità dal livello locale a quello nazionale.
Tra le iniziative a favore del superamento della frammentazione, troviamo per esempio la costituzione, da parte dell’AGENAS, di un tavolo per la realizzazione di interventi territoriali riguardanti l’integrazione ospedale territorio, con l’intento di unire professionisti, esperienze, competenze, società scientifiche e regioni, per definire un terreno comune su cui lavorare. Un altro esempio è quello delle Cabine di Regia sulle malattie croniche, coordinate dal Ministero della Salute, per trovare una sintesi nazionale delle esperienze regionali sulla base del piano nazionale cronicità.
Un tentativo di armonizzazione è stato sviluppato anche per quanto riguarda i meccanismi di monitoraggio. Alcune iniziative regionali hanno proposto il trasferimento di tali meccanismi dal livello ospedaliero a quello delle cure intermedie, ma essi comportano delle criticità a livello centrale. Infatti, la mancanza di sistemi di valutazione e flussi informativi omogenei tra le varie regioni, alcuni dei quali nemmeno disponibili a livello nazionale, non generano una conoscenza dei fenomeni a livello centrale.
Q: Il progetto ADVANTAGE mira a definire un modello Europeo per combattere la fragilità. Tra gli aspetti su cui si sta lavorando c’è l’adozione di una definizione comune di fragilità e degli strumenti adeguati per rilevarla. Che implicazioni ci sono per il monitoraggio della prevalenza della fragilità a livello nazionale?
A: I risultati finora prodotti dal progetto hanno evidenziato e raccolto buone pratiche e metodologie utilizzate a livello locale. Pensando di voler estendere queste conoscenze e interventi al livello nazionale, risulta necessario operare una semplificazione. Se pensiamo per esempio alla rilevazione della fragilità, essa necessita di strumenti di valutazione e di operatori in grado di utilizzarli. A livello centrale, invece, sono disponibili solamente i flussi di dati raccolti dalle strutture sanitarie, come per esempio le dimissioni ospedaliere, la specialistica ambulatoriale, la farmaceutica, il pronto soccorso. Questi dati ci permettono di operare una stratificazione della popolazione in base ai consumi e all’utilizzo dei servizi, e non in base al livello di fragilità. Per questo motivo è chiaro che, dovendo trovare una definizione di fragilità utilizzabile dal livello di governo centrale, questa deve essere molto più semplice di quella che viene utilizzata a livello clinico.
Lo stesso discorso è valido per i modelli integrati, che prescindono dall’aspetto della fragilità, ma riguardano invece la presa in carico del soggetto e la capacità proattiva di intercettare e rispondere al bisogno del soggetto.





